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teoria dell’atto visivo 185


Sofia. Vero simulacro è il sole de l’intelletto divino, e cosí l’occhio de l’intelletto umano, come hai detto. E veramente gran simiglianza hanno l’intelletto umano e l’occhio corporeo con l’intelletto divino e col sole. Ma una dissimiglianza mi pare fra il nostro occhio e il sole, che non è fra l’intelletto nostro e il divino: conciosiaché il nostro assimigli al divino in ciò che ognun di loro vede e illumina, che cosí come il divino non solamente intende tutte le spezie de le cose che sono in lui, ma ancora illumina tutti gli altri intelletti con le sue lucide ed eterne idee ovvero spezie, cosí il nostro intelletto non solamente intende le spezie di tutte le cose, ma ancora illumina tutte l’altre virtú conoscitive de l’uomo, accioché, se ben la lor cognizione è particulare e materiale, sia diretta da l’intelletto non bestiale, come negli altri animali; e però non sono cosí simili l’occhio e il sole, ché l’occhio vede e non illumina e il sole illumina e non vede.

Filone. Forse in questo non son dissimili, che ’l nostro occhio non solamente vede con la illuminazione universale del diafano, ma ancora con l’illuminazione particulare de’ raggi lucidi, che sagliono del medesimo occhio fino all’oggetto; quali soli non son sufficienti a illuminare il mezzo e l’oggetto, nondimeno senza quelli la luce universale non basterebbe a fare attuale la visione.

Sofia. Credi tu dunque che l’occhio veda mandando i raggi suoi ne l’oggetto?

Filone. Si ch’io il credo.

Sofia. Giá in questo non sei tu peripatetico; ché Aristotile il reproba e tiene che quella visione si facci per representazione della spezie de l’oggetto ne la pupilla de l’occhio e non mandando i raggi, come dice Platone.

Filone. Aristotile non dimostrò contra Platone; perch’io tengo che ne l’atto visivo tutte due le cose sieno necessarie, cosí la missiva de’ raggi de l’occhio ad apprendere e illuminare l’oggetto, come la rappresentazione de le spezie de l’oggetto ne la visione. E ancora questi dui moti contrari non bastano a la visione, senza altro terzo e ultimo, che è [de] l’occhio mediante