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padroni, si segnò, guardò, e tra due moccoli accesi allora, vide il signor pievano che saliva all’altare. Lieta d’essere giunta a tempo, pur non potè difendersi dalla stizza della sera innanzi; e quella storia delle chiavi custodite dalla signora; i certi dubbi e paure che non sapeva donde venissero, le ingombrarono la mente, con i pensieri che non erano d’orazione, tornarono ad assalirla; si raccomandò al santi, alla Madonna, si morse le labbra, invano: la sua testa andava in volta, e la messa fu finita senza che, povera donna, le fosse riuscito di recitare un intero pater. Allora delle sue distrazioni ne fece un’offerta al Signore, e il pievano non era più all’altare da un quarto d’ora, quando essa, malcontenta di sè, si levò per tornare ai fatti suoi. Ed ecco don Apollinare che, l’aspettasse o no, le si fece incontro sul piazzale della chiesa, colla tabacchiera aperta, dicendo:

«Ebbene, nostra Marta, come state?

«Eh signor pievano, da vecchia bene anche troppo!

«Oh! vecchi non si è mai, finchè l’appetito ci serve! — e qui il prete porgeva alla donna la tabacchiera, che vi facesse dentro una pizzicata.

«L’appetito — rispondeva Marta sfregando le dita contro la veste, quasi per nettarle prima d’accostarle alla tabacchiera; — l’appetito come Dio vuole c’è, sebbene del mio pane n’abbia mangiato le nove parti.....

«Mangiate anche la decima, e vi rimarrà quello del paradiso: — disse il pievano — intanto a conti fatti avete visto nascere molti che sono già all’altro mondo; e molti vi passeranno innanzi, che credono di non morire mai perchè sono giovani.... A proposito di giovani, ho inteso che il signor Giuliano è qui in D....?»

Al modo altezzoso con cui don Apollinare dava del signore a Giuliano, Marta si sentì gelare il cuore, e a mala pena rispose:

«C’è venuto a fare la pasqua....

«La pasqua! E dove la fa la pasqua? A tavola, o forse a C...., dove è già andato tre o quattro volte, a trovare