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non si risolveva a tenere la promessa, lasciando che Bianca tornasse a vivere vicina a lei; se non la rimenava a C..., se non veniva a starvi anch’egli per sempre, poveretto lui!

Egli le si fermò dinanzi, e alla poca luce che la coglieva traverso le foglie della cupoletta, vedendola starsi col viso sporto, come per chiedergli che volesse, cominciò a dire rispettoso:

«Signora zia..., se qui niuno ci può ascoltare, io vorrei dirle una cosa....

«Parli, — rispose subito commossa damigella Maria, esperta a conoscere ogni più secreto moto dell’animo altrui, solo a udirne la parola: — niuno qui può ascoltarla, parli, comandi....» E così dicendo, cercava colla sua la mano di lui.

Tanta cortesia della cieca, riusciva nuova e dolcissima all’Alemanno; perchè dal giorno in cui essa s’era chiarita, che egli ospite ed infermo nella palazzina, coll’aiuto del padre Anacleto, aveva vinto l’animo di Bianca, e stabilito il parentado; più che parole aspre non s’era inteso mai dire. Ora forse la donna mite, indovinava nell’accento di lui, più assai dolore che ei non volesse mostrare: e in cambio di sorgere superba e rimprocciosa, vedendo avverati i suoi tristi presagi; s’addolcì tutta e provò per lo sposo di Bianca, misto a compassione, il primo senso d’affetto.

Egli sedè, vinto dai modi di lei, che gli tornava in quel momento cara, quanto gli era parsa uggiosa e molesta altra volta; e parlando più basso che potè, le disse:

«Io comincio col chiederle perdono d’averle tolta la sua nipote, e so quanta consolazione fosse per lei l’averla vicina. Mi accordi questo perdono, chè se no non oserei più parlare, svergognato d’una colpa, che forse è la più nera della mia vita....

«Che dice mai? — interruppe la cieca — che dice mai, colpa! Ella ha cercato la felicità, e al mondo ve