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sul non essersi egli fatto vivo, da quella prima volta di due anni innanzi; sicchè essa aveva creduto ch’egli stancatosi di stare a Torino, e tornato a D...., non fosse più rivenuto. Giuliano a trovar scuse, a darle contezza di sè, de’ propri studi, di D..., di tutto quello che la marchesa menzionava; e intanto i discorsi dei crocchi si facevano più caldi, più confusi, più alti, sul fatto seguito quel giorno nella fortezza, e sulla morte meritata dal cavaliere di Sant’Amore, e da Mesmer; i quali comandando l’uno la fortezza di Saorgio nell’Alpi marittime, l’altro quella di Mirabocco dalla banda di Savoia, le avevano date in mano ai Francesi. Moschettati per traditori, tutta Torino aveva parlato di loro; ma adesso in casa alla marchesa se ne parlava ancora, come tra persone che nelle faccende dello Stato avevano molto a ridire.

Giuliano teneva un orecchio alla gentildonna, l’altro a quei discorsi: e ad ogni poco il cuore gli si accapricciava. La disputa era venuta innanzi così calda che già si cominciava a chiedere d’un arbitro, che sentenziasse fra le due parti; delle quali chi s’accontentava della morte data col piombo ai due sciagurati, pur che fossero stati moschettati nelle schiere; chi avrebbe voluto che gli avessero appiccati alle forche, a guisa di coloro che assassinavano alle strade. Provò d’essere là dentro uno sgomento indicibile; tutto quello splendore d’arredi, di vesti, di vezzi scintillanti dalle gole e dai polsi delle dame, gli parve una cosa tetra; e quando una voce chiamò giudice lui, quasi per fargli capire che egli solo non essendo nobile, poteva mostrarsi imparziale; purchè parlasse col dovuto rispetto, e guardando da sotto in su; egli rispose:

«Di quel che corra tra i diversi modi di morte io non so giudicare: questo so che sino a quando la morte sarà data in pena a chi fa il male, essa parrà agli uomini se non una cosa turpe, almeno il maggiore dei mali. Così se ne oltraggia la santità, si allevano gli uomini codardi; e si fa della morte quel che si è fatto di tante cose san-