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che sua madre muore di dolore, s’egli non se ne viene via di là; che lo metteranno in carcere, che quella giovane...., ah... Madonna Santa, non mi lasciate qui smarrita!» Così stando le si era accesa la fantasia per modo, che le parve d’essere guardata da un paio d’occhi balenanti di dietro la croce; e raccapricciò, come avesse avuto lo spasimo di tutto quel roveto nelle carni. E subito rammentò che là un viaggiatore era stato morto dagli assassini; credè di vedere i tristi acquattati, e i loro ferri luccicanti nei cespugli, e il morto ruzzolare dalla ripa sanguinante a’ suoi piedi. Si abbandonò, si rannicchiò, si fece piccina, e non osando fiatare: «eccoli, pensava porgendo orecchio affannosa — vengono, mi uccidono; ma.... se dicessi loro quel che vado a fare a Torino? Chi sa che non mi ci menassero essi stessi? Ne ho intese tante di masnadieri, che alle volte fanno di belle cose! oh, mio Dio, sono qui..!» E si strinse vie più; quasi volesse farsi una buca nella terra; e un sudore freddo le correva per la persona.

Qualcuno veniva davvero, perchè lungo la via che essa aveva fatto, s’udivano pedate e parole; e fra i tronchi scuri degli alberi si vedevano due o tre lumi apparire e celarsi. Alla lentezza dell’avanzare, si discerneva che coloro cercavano con diligenza la riva del torrente; ma Tecla non potè badare a questo, perchè provatasi a fuggire, ricadde senza forza, e ravvolgendo la faccia nel grembiale, ruppe nel pianto più disperato che creatura umana possa versare.

Come la brigata fu al bivio, uno che precedeva di pochi passi vide quella cosa scura a piè del rialto; e correndovi accostò la lanterna. Non ebbe tempo di vedere che fosse, e Tecla facendo uno sforzo, con voce rotta dall’affanno gli gridava: «signore, sono una povera creatura, non mi faccia alcun male; vado a Torino a salvare il signor Giuliano...

«È qui, è qui, — urlava colui scoprendo il viso alla giovane mezza morta dalla paura. «Te lo do io il signor