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egli non si cura di voi, nè di noi.., nè delle case come la vostra...!

«Zitta! — disse il signor Fedele tra denti: — udite? il barone arriva..., guai a chi osa fiatare.» — E spingendo la cieca e Margherita verso la loro camera minaccioso, le chiuse; poi si fece sulla scala a vedere l’Alemanno che saliva aiutato dal frate.

Il barone era pallido, e pareva tornato ai giorni in cui la febbre della ferita l’aveva più travagliato. Teneva, salendo, gli occhi nel signor Fedele; e come fu in cima alla scala, li girò attorno, cercando con gran desiderio. Il frate fece per disopra le spalle di lui, un cenno a quello, che era lì per prorompere chi sa in quali esclamazioni; e fra tutti e due si diedero attorno a riporlo a letto. Egli si lasciava fare come un fanciullo.

Damigella Maria e Margherita spinte dal signor Fedele, in quella guisa brutale, nella loro camera, stavano questa sbigottita, quella così offesa nel vivo, e incerta di quel che s’avesse a fare; che si sarebbe chinata a baciare i piedi, a chi fosse venuto a darle un consiglio. E non le pareva vero che don Marco fosse passato da quelle parti, senza rammentarsi di lei, e fantasticava, e si lagnava di lui colla nipote. A un tratto si levò in piedi, e giunte le mani: «Oh guarda! — sclamò — e non ci aveva pensato. Oggi è il natalizio di don Marco, e di certo egli andò a dir messa laggiù a San Matteo. Non hai inteso la campanella, che sarà un’ora, suonava! E sì che mi pareva d’udirla dire: «vieni! vieni!» Margherita, dammi la mia pezzuola, poni in capo la tua, anderemo tanto che lo troveremo!

Margherita obbedì sollecita; e non viste nè udite dal signor Fedele, uscirono guadagnando spedite la via, che sul margine d’un rigagnolo detto dei frati, menava diritto a un gruppo di case, raccolte, come famiglia concorde, intorno ad una chiesicciuola, in fondo alla vallicella.

Là don Marco soleva andare il dì del suo natalizio, a dir messa e a pregare pei suoi vecchi; che erano stati