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da sè nella stalla, si mise dentro la porta di quel presbiterio, che non gli era paruto mai così bello, così agiato, così casa sua.

Donna Placidia, fattasi incontro a lui sulla soglia del salotto, rimase a mirarlo trasecolata, come se egli tornasse dall’altro mondo; e la signora Maddalena, vedendolo così trafelato, in quell’arnese gramo; sclamò spaurita: «che abbiamo?

«Guai! guai! guai! — gridò egli lasciandosi cadere sul suo seggiolone; — guai più grossi di quelli del libro delle sette trombe! Ma io non so nulla...! Io non sono uomo di sangue.... io sono venuto via...; perchè..., perchè.... da sacerdote non era al mio posto....

«Dunque i nostri saranno mezzi morti!» chiesero le due donne ad un tempo.

«Morti? — rispose il pievano — altro che morti! Scriva, scriva al suo Giuliano, gli scriva che venga a benedire la rivoluzione di Francia! Sciocchi! sciocchi! sciocchi!...... Basta! sia che Dio vuole, io non me ne immischio; Placidia, io me ne vado a letto, che non mi reggo più...!»

A quella tirata di Don Apollinare, la signora Maddalena, rimase coll’anima come rannicchiata e timorosa. E stava per chiedere licenza d’andarsene; quando s’udì fuori sul piazzale un gridar forte di donne, e un piagnisteo di fanciulli, che parevano in grande desolazione.

«Che son già qui i Francesi?» sclamò don Apollinare balzando in piedi; e Placidia:

«No..., sono donne che vengono a chiedere dei loro uomini....

«Non so nulla.... non so nulla io!.... aspettino e vedranno... vado a dormire..., non so nulla..., sono ammalato!...»

E senza dire nè ai nè bai, alla signora Maddalena; s’andò a chiudere in camera, si mise a letto, si coperse di quante coltri e panni potè trovare; e colla testa tra due guanciali, stette come fosse mezzo dicembre,