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Pagina:A Prato impressioni d'arte.djvu/48


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Come vediamo questa non è che un’opinione di un eminente critico, basata unicamente sull’esame del lavoro in quistione senza l’appoggio inconfutabile di documenti.

E ora torniamo al Pergamo.

Una tettoia si stende come una gigantesca ala protettrice su di esso appoggiandosi sopra una robusta colonna; è rivestita di lamine metalliche all’esterno e internamente decorata a rosoni inquadrati da fascie divergenti dal capitello della colonna.

La base del pulpito posa su mensole su cui si stende una foglia d’acanto e tutto il ballatoio è sorretto da un pilastro con capitello di bronzo che è un finissimo lavoro di decorazione di Donatello. Il Vasari dice che un altro simile fu portato via dagli spagnoli nel sacco del 1512, il Müntz in un suo studio su Donatello mantiene questa opinione; il Guasti invece crede che il secondo capitello non abbia mai esistito.

Lo Schmarsow in un suo articolo nell’Archivio storico dell’Arte 1893 dice che il capitello di bronzo fu gettato da Michelozzo alla fine dell’anno 1433 e i suoi putti sono somiglianti a quelli scolpiti nei capitelli del portico di Ragusa.

Dal libro sul pergamo pubblicato a Prato nel 1887 da Cesare Guasti rileviamo notizie storiche importantissime.