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E così dall’Annunziazione di Simone Martini e di Lippo Memmi nella Galleria degli Uffici di Firenze riceviamo una gradevole sensazione cromatica all’occhio, mentre nell’affresco di Agnolo Gaddi non siamo distratti dall’oro della ricca veste dell’angiolo; ma concentrati solo nelle espressioni che così bene sintetizzano il momento solenne, anche se la scarsa luce e la polvere ne offuscano la primitiva bellezza.

Nell’affresco della Natività è notevole il volto meditabondo e malinconico di S. Giuseppe appoggiato alla palma della mano; e certamente una delle figure meglio conservate di tutto il ciclo; sulla volta ha dipinto i dottori e i quattro evangelisti.

Nella Purificazione della Vergine e nella Predicazione di S. Stefano dello Starnina maestro di Masolino, (in una cappella a destra del coro) noi abbiamo l’anello connettente dell’arte di Masaccio con quella di Fra Filippo, preannunziante già i caratteri del grande Rinascimento.

Gli affreschi invece dello scolaro Antonio Vite sono mediocri, benchè non privi d’interesse per l’epoca che rappresentano. Facendo un confronto fra le pitture di Antonio Vite con quelle dello Starnina si possono vedere i progressi dell’uno sulle incertezze e ingenuità dell’altro.