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Pagina:A Carlo Alberto di Savoia un Italiano.djvu/5



A CARLO ALBERTO DI SAVOIA


UN ITALIANO.


Se no, no!



Sire,


S’io vi credessi re volgare, d’anima inetta o tirannica non vi indirizzerei la parola dell’uomo libero. I re di tal tempra non lasciano al cittadino che la scelta fra l’armi e il silenzio. Ma voi, Sire, non siete tale. La natura, creandovi al trono, v’ha creato anche ad alti concetti ed a forti pensieri; e l’Italia sa che voi avete di regio più che la porpora. I re volgari infamano il trono su cui si assidono, e voi, Sire, per rapirlo all’infamia, per distruggere la nube di maledizioni, di che lo aggravano i secoli, per circondarlo d’amore, non avete forse bisogno che d’udire la verità: però, io ardisco dirvela, perchè voi solo estimo degno di udirla, e perchè nessuno tra quanti vi stanno attorno può dirvela intera. La verità non è linguaggio di cortigiano: non suona che sul labbro di chi nè spera, nè teme dalla potenza.

Voi non giugnete oscuro sul trono. E vi fu un momento in Italia, Sire, in cui gli schiavi guardarono in voi siccome in loro liberatore; un momento che il tempo v’era posto dinnanzi, e che afferrato, dovea fruttarvi la gloria di molti secoli. E vi fu un altro momento, in cui le madri maledissero al vostro nome, e le migliaia vi salutarono traditore, perchè voi avevate divorata la speranza e seminato il terrore. Certo furono momenti solenni, e voi ne serberete ancora gran tempo la memoria. Noi abbiamo cercato sul vostro volto i lineamenti del tiranno; e non v’erano; nè l’uomo che avea potuto formare un voto santo e sublime potea discendere a un tratto fino alla viltà della calcolata perfidia. Però abbiamo detto: nessuno fu traditore fuorchè il destino. Il principe lo intravide da lunge, e non volle affidare all’ostinazione la somma delle speranze italiane. Forse anche, l’alto animo suo rifuggì dalla idea che la calunnia potesse sfrondare il serto più immaculato; e mormorare: il principe congiurò la libertà della patria per anticiparsi d’alcuni anni quel trono che nessuno potea rapirgli.

Così dicemmo: ora vedremo, se c’ingannammo: vedremo se il re manterrà le promesse del principe.