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andrea perrucci 519

voglia del mio voler tormentatrice,
ansietá infelice,
spia de’ segreti, esploratrice audace,
alfin ritroverai ciò che ti spiace.
     Ferma l’icario volo;
Argo è di luci il ciel, talpa tu sei.
Per osservar nel polo
gli abissi degli dèi
piú svelati e piú chiari invano impetri
tersi veli di vetri;
cozzar col lume invan, occhio, presumi,
benché scudi di gel t’armino i lumi.
     Sovra i cerulei giri,
o che, pesci del ciel, guizzin le stelle,
o in piani di zaffiri
sian nodi; a me procelle
sempre presagiranno astri guizzanti;
le sventure costanti
ne le fisse averò; contrarie sempre,
non d’òr, gli astri han per me ferree le tempre.
     Stanchino i Tolomei
sfere, astrolabi, tavole e figure;
leggano i Galilei
chiare le mie sventure;
senza che me ’l predicano i Cononi,
i Firmici, i Ticoni,
teorica che lor studian sugli astri,
pratticata ved’io ne’ miei disastri.
     Con la diva di Delo
l’oroscopo contende il dio cretese;
al mio natale in cielo
stanno i numi in contese;
esser ricusan forse astri adirati
signori a’ sventurati;
guarda di trin Saturno la Fortuna,
retrogrado è l’Eleo, cade la Luna.