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364 lirici marinisti

II

LA VESTE BIANCA

     Bianca tra bianche spoglie era Nicea,
né saprei dir quai fusser bianchi meno,
mentre un leggiadro paragon facea,
i candori del manto o quei del seno.
     Corsi a mirarla, e di stupor ripieno:
— Donna non è costei — fra me dicea, —
ché raggio splende in lei piú che terreno,
ma la nunzia del Sol, candida dea. —
     Quando il soverchio lume insieme unito
col soverchio calor, cadde repente
l’occhio abbagliato, il core incenerito.
     Allor gridai con un sospiro ardente:
— O del manto dell’alba è il Sol vestito,
o l’alba è piú del Sol fatta lucente! —

III

IL BAMBINO

     Vago fanciul, che fra le braccia stretto
de la mia dea, dal suo bel collo pendi,
e l’inesperta man scherzando stendi
or agli occhi or al labbro ed or al petto;
     tu, di doglia incapace e di diletto,
tocchi il Sol, tratti il foco e non t’accendi,
siedi in grembo a la gioia e non l’intendi;
oh quanto per te provo invido affetto!
     Deh, potess’io cangiar teco il mio stato;
che, possessor di sconosciuto bene,
sarei non infelice e non beato.
     Giá ch’intero piacer qua giú non viene,
se ventura al gioir mi nega il fato,
mi negasse egli ancor senso alle pene!