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Pagina:AA. VV. - Lirici marinisti.djvu/11


tommaso stigliani 5

IV

A UNA ZINGARA

     O maga egizia, che sí audace e franca,
benché ravvolta in povere divise,
vai su le mani altrui, con varie guise,
presagendo ventura, or destra or manca;
     vanne alla donna mia, di cui la bianca
palma mirando e le sue righe incise:
— Questa mano — le di’ — giá si promise
ad un amante in fede, ed or gli manca. —
     Poi soggiungi che ’l ciel di ciò minaccia
grave vendetta. Ché, s’a sorte crede
tant’ella a l’arti tue, che pia si faccia,
     dirò che i fiati suoi Febo ti diede;
e, quel che forse a te fia che piú piaccia,
la man ti colmerò d’aurea mercede.

V

IL CAGNOLINO DONATO

     Quella candida man, che sempre scocca
nel misero mio cor faci e quadrella,
or un vil can, ch’ebbe piú amica stella,
teneramente lusingando tocca.
     E quella amorosetta e dolce bocca,
ov’ha per me ’l silenzio eterna cella,
a lui non ride pur, non pur favella,
ma in lui di baci una tempesta fiocca.
     Deh, perché questi agli amator dovuti
soavissimi vezzi, or da te sono
concessi, ingrata donna, ai rozzi bruti?
     Tu sai che chi Zerbin donotti, io sono:
or perché a lui tu baci i membri irsuti?
Si premia il donatore e non il dono.