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fiorentini», a causa, cioè, dell’inondazione del 4-5 novembre 1333, che ispirò anche altri rimatori. Cfr. S. Morhurgo, Dieci sonn. stor. fioretti., pp. 6-7; E. Levi, in Giorn. slor., LV, 228-32.

XV. — Il ms.: «ad d. Guidotiem confortando eiim de morte uxoris», cioè ad un m. Guido, uomo di gran sapere (v. 11), non identificabile.

XVI. — «Ad Montem conforlans eum quod se non monacharel»: questa didascalia spiega l’insistenza del p. sulla parola «monte».

XVIII-IX. — L’uno e l’altro «ad d. Tiberutium de Montemellino».

Costui, dimorando (son. xvill) in campagna, perdeva la vista d’una bella donna, del cui nome il C. dá soltanto (v. 14) le prime due lettere («e pe = «p» + «e»), ma che un glossema del ms., in carattere piú minuto, benché della stessa mano («idesl Pellola»), designa in Pellola, nome femminile, infatti, non infrequente a Perugia nel Trec. L’allusione del v. 4 va spiegata probabilmente col son. 1 del Nuccoli.

XX. — Responsivo per le rime al son. di Cino da Pistoia «Io son si vago de la bella luce», la cui paternitá, divisa in altri codd. tra Dante e Cino, viene dal nostro ms. (unico a riferir per intero la tenz.) rivendicata con certezza al pistoiese (cfr. Barbi, SI. sul Cattz. di Dante , p. 503 e n. 2). La tenz. appartiene probabilmente ad uno dei due periodi dell’insegnamento di Cino a Perugia, i32Ó-’30 e i332-’33 (Zaccagnini, Cino da Pisi., pp. 171-3, 183).

XXI. — «D. Ugolitius ser Marino, quando die tu s ser Marinus fuit incepatus de vitio sodomie, excusans quod de predictis non erat chulpabilis», s’intitola nel ms. un son. di m. Ugolino da Fano, rimatore sconosciuto; a quel son. il C. rispose non solo col pres., ma anche con una breve epistola latina. —Allo stesso Ugolino il C. diresse il son. xxii, ricevendone una risposta per le consonanze.

XXIII. — Appartiene a una tenz., che nel ms. è spezzata in due, ma il cui nesso unitario è riconoscibile per l’identitá delle rime oltre che del soggetto (cfr. anche Tommasini Mattiucci, Nerio Moscoli, pp. 76-8).

Iniziò il dibattito il Moscoli, negando il libero arbitrio; al suo son., inviato probabilmente, secondo l’uso, a vari rimatori, fu risposto da un m. Simone da Pierle e dal C., ai quali replicò il primo, conservando non pur le rime, ma addirittura le stesse parole finali usate dai suoi corrispondenti. Tutti questi sonn. sono inediti.

XXII

SER CECCO NUCCOLI

I.—Come parecchi dei sonn. sgg., si riferisce ad un morboso amore per Trebaldino Manfredini. Al v. 8, nella parola «Tebbre», si nascondono forse le prime lettere del nome «Trebaldino» («te » iniziale + «b»