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marlo cosi: cfr. specialmente cxxxn, 3-4), fu figlio di un Simone detto Sorella. Ricordato per la prima volta nel 1279, fu (nell”S9) consigliere pel terzo di S. Martino, poi (’92 e ’93) per quello di Camollia ; nel ’93 entrò nel Consiglio di radota; fu ambasciatore al papa (’95 e ’98), al legato pontificio di Toscana (*96), a metter pace tra Pone di Campiglia e i conti di Marsciano C98); podestá a Massa di Maremma (’96), a San Gimignano (sotto il suo reggimento ^fu inviata colá la celebre ambasceria fiorentina, di cui fece parte Dante: 7 maggio 1300), a Rimini (1300), a Viterbo (’oi) e forse a Volterra (’o2); capitano dei cavalieri nell’oste sopra Pistoia (maggiogiugno ’o2). Dal 1296 i docc. gli danno quel titolo cavalleresco («dominus»), che, non ricorrendo mai nei sonn. dell’A., li farebbe supporre anteriori a quest’anno. Era ancor vivo nel 1307, e giá morto il 17 aprile T2, data del testamento della sua vedova Nese di Bartolomeo Manetti. Cfr. BiagiPasskrinj, Coti. dipi, dantesco , disp. I, 2-5. Col nome di Zeppa di Mino comparisce in una novella del Decameron (VIII, 8). — Nel son., C. vuol dire che la gente risparmia Mino o perché lo ritiene pazzo, o per timore d’una metaforica mazza, che gli aveva valso la fama di sodomita, o per riguardo a Capocchio, ch’è precisamente l’alchimista ricordato da Dante (in/., XXIX, 136-9) e che forse, mentre l’A. scriveva, non era stato ancora arso vivo come falsario (agosto 1289), appunto a Siena (cfr. B. Aquaronií, Dante in Siena*, p. 53). — Branca fu nome assai frequente a Siena sulla fine del Dug. : ricorderò qui un m. Branca degli Accarigi, menzionato nel 1313, e meglio, un Branca di m. Ricoverino Maconi, nominato nel 1294 ([MaconiJ, op. cit., I, 97 e ioi), podestá in diversi luoghi tra il 1300 e il 1316, morto prima del ’36.

CXXIX. — Dialogo d’amore notturno in istrada tra Mino e la popolana Pina. Chiunque «dipo le tre», ossia dopo il terzo suono notturno della campana del Comune, era ancora per istrada senza un permesso speciale, pagava 20 soldi, se disarmato; il doppio, se armato ( Costit. d. Com. di Siena cit., II, 363-6). Appunto per questa ragione Mino, il 28 novembre 1298, si buscò una condanna.

CXXXI. — Pietro Fastello, vissuto a Siena tra la fine del sec. XI ed il principio del XII, fu il capostipite dei Bandinelli e forse avo di Alessandro III papa. Fondò (1080 c.) all’estremitá del borgo di Camollia uno xenodochio, il quale, chiamato prima di Peragine e poi dal nome del fondatore, e sottoposto alla badia vallombrosana di S. Michele Arcangelo di Passignano, a cui ne confermò il possesso Anastasio IV (25 ottobre 1153), fu, in séguito, cagione parziale di dissensi tra Alessandro III e i senesi (Davidsohn, Forsch., I, 183; Bull, seti., V, 64-5). Ma di Pier Fastello e del suo spedale s’era nel Dug. cosi perduta la memoria, che non se ne trova altro ricordo oltre quello del pres. son. Alla famiglia Bandinelli si riattaccano le memorie dei crociati senesi: il p., dunque, potè alludere ad un passaggio, piú o meno storico, di Pietro in Terrasanta, forse nell’occasione della prima crociata; quanto al prodigioso ritorno, le