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Vili Vittoria Colonna a Giulia Gonzaga La invita a recarsi a Viterbo e le manifesta il vivo desiderio suo e del Cardinal Polo di rivederla. Illustrissima signora mia, sempre Vostra Signoria mi fece grazia. Dalla prima volta che la vidcli in Fundi sa che non trovai cortesia se non in lei, ed or mi ha dato molta consolazione a mandare tante e si buone cose al signor cardinale ed a quelli altri signori, perché, oltre che io ne abbia partecipato per umanitá di monsignor reverendissimo, ne ho un’altra maggior satisfazione, cioè che Vostra Signoria sia causa che commensi a perdere una certa consuetudine, che tiene, di accettare di malissima voglia ogni presente, perché questa mattina messer Luigi Priuli me ha detto che ha preso le cose della Signoria Vostra con grandissimo piacere, vedendo tanta affezione e caritá, senza parere a Sua Signoria di averneli dato causa con altro, che col continuo desiderio di onorarla e compiacerli. Si che, signora mia, io, che sono a Sua Signoria reverendissima della salute dell’anima e di quella del corpo obbligata, ché Luna per superstizione, l’altra per mal governo era in periculo, pensi Vostra Signoria se desidero posserlo servire, e non mi è stato inai concesso sin qui, ed or spero che sará un poco piú flexibile a cosí ragionevol cosa. E, se la signora assente può tanto con la sua cristiana cortesia, or che sará, se per grazia di Dio potessi esser qui? massime che, avendo io la mia consolazione di conferire con lei, anzi di imparare veramente quel che Dio per ottimi mezzi li ha comunicato, non averia si gran necessitá di loro. Ché mi bisogna desiderarli troppo: non dico solo monsignor, che è occupatissimo e lo ho per scusato; ma il nostro ottimo spirito messer Flaminio non lo ho visto se non due volte poi che venne; si che, se non fusse messer Luigi Priuli ed il signor Carnesecchi, io starei male.