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VI Marcantonio Flaminio a messer Cesare Flaminio L o esorta a perdonare le ingiurie ricevute e ad aver fiducia in Dio. Cugino carissimo, ho letto con grande molestia l’ultima parte della vostra lettera, e tengo per fermo che quello travaglio vi sia dato da’ servidori, ché de’ padroni non potrei ciò credere facilmente; ma, comunque si sia, non niego d’avervi compassione, essendo ancor io conscio della mia fragilitá. Nondimeno non debbo rimanere di dirvi liberamente quello che mi mette in cuore nostro Signor Dio; e vi parlerei anco piú distesamente, se avessi piú tempo. Vi dico, cugino carissimo, che bisogna, che vi risolviate d’essere o cristiano o uomo del mondo. Se volete esser uomo del mondo, tenete per certo che non troverete mai pace né quiete: ovunque sarete, vi saranno dati degli affanni e de’ travagli dal mondo, ma piú da voi medesimo, perciocché non avrete maggior nimico di voi stesso. Se volete esser cristiano, vi bisogna sapere che dovete vivere in questo mondo come morto al mondo e come vivo a Dio; altramente v’ingannate, se pensate d’esser vero cristiano. Perciocché, come dice san Paolo, ciascuno di noi, che è battezzato in Cristo Giesú, nella morte di lui è battezzato, perciocché siamo sepolti con esso lui per lo battesimo nella morte, acciocché, si come Cristo risuscitò da morte per la gloria del padre, cosí ancora noi camminiamo nella novitá della vita. Se adunque séte morto con Cristo, perché séte tanto sensitivo nelle ingiurie, che confessate di vedervi in pericolo di far qualche gran male per vendicarvi? In veritá mostrate d’aver gustato molto poco la dottrina cristiana, e che la fede abbia fatto in voi poco o nessuno effetto di quelli che ella suol fare in coloro che accettano sinceramente l’Evangelo. Vorrei adunque che vi vergognaste e vi adiraste contro a voi medesimo e non con altrui ; perciocché i vostri nimici non vi possono mai far tanta ingiuria né tanto