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la vita, la morte, le cose presenti e le future e ogni cosa è vostra in Cristo e per Cristo, unica felicitá dell’anima nostra. Questa sorte di gloriazione si conviene ai cristiani, per la quale si esalta la misericordia di Dio e si annichila la superbia umana, la quale s’innalza contro la cognizione di Dio, volendo gloriarsi e confidare in se medesima. Questa gloriazione ci fa umili nelle grandezze, modesti nella prosperitá, pazienti nelle avversitá, forti nei pericoli, benefici verso ognuno, stabili nella speranza, ferventi nell’orazione, pieni dell’amore di Dio, vacui dell’amore immoderato di noi medesimi e delle cose del mondo, e finalmente veri imitatori di Cristo; nella quale imitazione dobbiamo mettere tutto il nostro studio, riputando ogn’altro studio, rispetto a questo, superfluo e vano. Signor mio colendissimo, volendo io ubbidire alla lettera di Vostra Signoria, ho fatto contro al mio instituto; perciocché, conoscendo per favore di Dio ognora piú la mia grande imperfezione e la mia insufficienza, conosco ancora che a me conviene udire e non parlare, esser discepolo e non maestro. Ma per questa volta ho voluto che abbia maggior forza il desiderio di Vostra Signoria che la mia deliberazione. 11 reverendissimo legato ama Vostra Signoria come suo dilettissimo fratello in Cristo, e avrá gratissima ogni occasione, che gli manderá il Signore Iddio, di poter mostrare con gli effetti l’amor suo. Sua Signoria reverendissima e la illustrissima signora marchesa di Pescara la salutano, e questi altri gentiluomini con meco le basciano la mano, pregando con tutto il cuore il nostro Signore Iddio che la faccia diventare, con la grazia sua, di gran lunga piú povera di spirito ch’Ella non è ricca di castella e di beni temporali, acciocché la povertá spirituale la faccia ricchissima de’ beni divini e sempiterni. Di Viterbo, il giorno xiv di febraro del xliii.