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Tua è, Signore, la magnificenza, e la potenza, e la gloria, e la vittoria, e la laude; perciocché tutte le cose, le quali sono in cielo e in terra, sono tue. Tuo è, Signore, il regno, e tu sei sopra tutti i principi, tue sono le ricchezze, tua è la gloria. Tu sei Signor di tutti; nella tua mano è la virtú e la potenza; nella tua mano è la grandezza e l’imperio di ciascuno. Per la qual cosa ora, Dio nostro, ti ringraziamo e lodiamo il nome tuo inclito. Che son’io e chi è il popolo mio, che ti possiamo promettere tutte queste cose? Tutte sono tue, e quello, che dalla mano tua abbiamo ricevuto, t’abbiamo dato: perciocché siamo peregrini nella tua presenza e forestieri, si come tutti i padri nostri; i giorni nostri sono come un’ombra sopra della terra e se ne fuggono senza alcuna dimora». O signor mio, pregate di continovo il Signor Dio che vi dia tanta cognizione della vostra bassezza temporale e della incomprensibile potenza di Dio, che insieme con questo gran re vi umiliate da dovero sotto la potente mano di Sua divina Maestá, lasciando a Dio tutta la gloria, tutta la potenza per ricevere da Dio i beati doni della grazia sua, la quale egli comunica solamente agli umili, lasciandone vacui i superbi. Queste parole dice il Signor appresso a Gieremia: «Non si glori il savio nella sapienza sua, né si glori il forte nella sua fortezza, né si glori il ricco nelle sue ricchezze; ma chi si gloria, si glori nel conoscermi ; perciocché io sono il Signore, il quale esercito la misericordia e la giustizia in terra, perciocché queste cose a me piacciono», dice il Signore. Se adunque vi volete gloriare, non vi vogliate, come fanno coloro che hanno gli animi vili e plebei, gloriar nelle ricchezze e nella nobiltá carnale. Si glori in queste cose vilissime e vanissime colui che vive nel regno della carne e del peccato: ma voi, che séte entrato nel regno di Dio, gloriatevi che ’l vostro Dio abbia usato con voi la sua misericordia, illuminando le vostre tenebre, facendovi conoscere la sua bontá, facendovi di figliuolo d’ira figliuolo suo, di vilissimo servo del peccato nobilissimo cittadino del cielo, donandovi finalmente il suo unigenito Figliuolo Giesú Cristo e ogni cosa con lui; di maniera che, come dice san Paulo, il mondo,.