Pagina:AA. VV. – Opuscoli e lettere di riformatori italiani del Cinquecento, Vol. I, 1913 – BEIC 1888692.djvu/38



e impii, che crediamo che ella senza le nostre opere non sia bastante a farci grati e giusti nel conspetto di Dio, e diciamo con lo apostolo: «S’eí sangue dei tori e degli becchi, e la cenere della giuvenca sparta gli maculati santificava quanto alla purificazione della carne, quanto piú il sangue di Cristo, il qual per lo spirito eterno ha offerto se stesso immaculato a Dio, purgherá la conscienza nostra dalle opere morte per servire a Dio vivente?». Ora giudichi il pio cristiano qual di queste due opinioni sia piú vera, piú santa e piú degna di essere predicata: o la nostra, che illustra il beneficio di Cristo e abbassa l’arroganzia umana, che vuole esaltar le sue opere contra la gloria di Cristo; o l’altra, la quale, dicendo che la fede per se stessa non giustifica, oscura la gloria e il beneficio di Cristo e innalza la superbia umana, la quale non può patire di essere giustificata gratis per Iesú Cristo Signor nostro. Oh mi diranno: — È pur grande incitamento alle buone opere il dire che l’uomo per esse si fa giusto appresso a Dio. — Rispondo che ancora noi confessiamo che le buone opere sono grate a Dio e ch’egli per mera sua liberalitá le remunererá in paradiso; ma diciamo che quelle sono veramente buone opere, come dice ancora san Agostino, le quali sono fatte da li giustificati per la fede; perché, se l’albero non è buono, non può far frutti buoni. Oltre che, i giustificati per la fede, conoscendosi giusti per la giustizia di Dio, esequita in Cristo, non fanno mercanzia con Dio delle buone opere, pretendendo con esse di comprar da lui la giustificazione; ma, infiammati dello amore di Dio e desiderosi di glorificare Cristo, il qual gli ha giustificati, donandogli tutti i suoi meriti e tutte le sue ricchezze, attendono con ogni studio a fare la volontá di Dio, e combattono virilmente contro allo amor proprio e contro al mondo e al diavolo. E, quando cadono per fragilitá della carne, risurgono tanto piú disiosi di bene operare e tanto piú innamorati del suo Dio, considerando che li peccati non gli sono imputati da lui per la loro incorporazione in Cristo, il quale ha soddisfatto per tutti i membri suoi sul legno della croce e sempre intercede per essi appresso al Padre eterno, il quale, per amor del suo unigenito Figliuolo, gli