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non solo in quel felice stato nel quale era innanzi al peccato, ma in piú bello, ricco, allegro, felice e glorioso, e ha giovato al mondo molto piú che non gli nocé Adamo. La sua grazia è stata piú potente della colpa. Il mondo, innanzi al peccato, era come una bella e integra palla di cristallo, la quale per il peccato si rompe; e Cristo la reintegrò e relegò con legami d’oro della sua gran caritá, mostrata sopremamente in croce, e Tornò con le preziose gemme e margarite delle sue abbondantissime grazie, in modo che ora il mondo è piú perfetto. Lasso stare in prima che molti hanno ditto che, se non era il peccato, Cristo non veniva al mondo, perché i sani non hanno bisogno di medico. Cristo venne a cercare la persa pecorella: però, se per il peccato non si perdeva, non bisognava ch’el pastore venisse per truovarla. Or toglie, in tal caso, secondo l’opinione di questi, Cristo dal mondo, e vederai come restará povero e misero. A me pare che nel mondo non ci sia altro vero bene che Cristo. Ma, perché questa non è opinione di tutti, diciamo che, se (non essendo l’uomo per il peccato infermo, né la pecora persa) fusse venuto per preservarci e farci beati, assai è che non sarebbe morto in croce; e in questo concordano tutti: però il mondo sarebbe privo di quelli tanti meriti, tesori e grazie, che abbiamo per la morte e passione di Cristo; il che importa molto. Imperocché in su la croce E’ aperse quell’infinito pelago della sua bontá, caritá, misericordia, dolcezza, sapienzia, giustizia e dell’altre tutte sue divine perfezioni. Talché per Cristo crocifisso si ha di Dio supremo lume e sentimento possibile al viatore, massime che per Cristo si ha somma abbondanzia di spirito, si come fu manifesto visibilmente negli apostoli il giorno della Pentecoste. E cosí la caritá degli eletti, come tutte l’altre virtú e doni e grazie, sono piú perfette ora per Cristo, che non sarebbeno state se non era il peccato. Forse dirai che nello stato dell’innocenzia Dio, senza Cristo crocifisso, arebbe dato di sé agli uomini piú lume, ardore, virtú e grazie che ora, e per altre vie a noi incognite. E c’è la ragione: perché agli amici si fa meglio che agli