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si dimostrava Dio se non per effetti naturali ; agli ebrei in ombre, figure e cose estrinseche; e alli cristiani in spirito e internamente. De’ gentili pareva che Dio non se ne curasse; però in Osea gli chiamava «plebe sua», imo gli aveva come se non fusseno; però negli Atti tanto s’admirorno gli ebrei che i gentili si salvasseno per Cristo. E degli ebrei n’ebbe cura, come di servi: però gli premiava da servi, con dargli beni della presente vita e con punirgli rigidamente in terzia e quarta generazione. Ma di noi n’ha cura, come di spirituali suoi figli. Ai gentili non fumo fatte promesse, patti, né testamenti; ma si bene agli ebrei; e a noi è stato osservato tutto. Talché i gentili non veddeno la salute loro; gli ebrei si, ma per fede dalla longa, si come noi ora vediamo la felicitá de’ beati; ma noi gustiamo ed esperimentiamo quello che giá dalla longa veddeno gli ebrei, si come Cristo disse d’Abraamo. La nostra salute adunque ci è piú prossima, si come Paulo scrisse: «Non siamo piú in ombre, ma in luce: né in figure, ma in veritá». Era giá velata la faccia di Cristo; ma ora. come Paulo scrisse, noi con la faccia scoperta vediamo la gloria del Signore. Non adoriamo piú Dio in tabernacoli, sacrifizi e ceremonie estrinseche, ma in spirito e veritá. Ai gentili non fu promesso il regno di Dio, si come agli ebrei ; ma a noi è donato. Erano i gentili come i figliolini innanzi l’uso del libero arbitrio; gli ebrei come i figlioli sotto gli attori, tutori e pedagogi; e noi, per Cristo, come figlioli liberi e signori. E che cosa era il mondo senza Cristo, se non un arido deserto, un inestricabile laberinto, una confusa Babillonia, un tenebroso Egitto e un misero inferno? Cristo è quello che ha illuminato e arricchito il mondo e di misero l’ha fatto felice, liberandoci, non d’Egitto, ina dal mondo e dall’inferno; non dalla faraonica, ma dalla diabolica servitú de’ peccati, i quali sommerse nel mar rosso del suo prezioso sangue; e, precedendoci, non con colonna di fuoco, ma con lo Spinto santo, ci defendé non con altra nube che del suo favore; ci pascè, non di manna, ma di sé; e c’introdusse, non in terra di promissione, ma in cielo; dandoci vittoria, non contra populi del mondo,