Pagina:AA. VV. – Opuscoli e lettere di riformatori italiani del Cinquecento, Vol. I, 1913 – BEIC 1888692.djvu/273


PREDICA L

Che la nostra è la piú felice e la piú misera etá, che sia stata, sará e possi essere al mondo. Dopo il peccato de’ primi parenti, considero al mondo tre etá: la prima infino a Moisé, la seconda da Moisé a Cristo, e la terzia da Cristo infino a lo giorno del giudizio. Nella prima si visse sotto la legge naturale, nella seconda sotto la legge scritta e nella terzia sotto la grazia. E, benché in ciascheduna di queste etá sieno stati de’ gentili, degli ebrei e de’ cristiani, nientedimeno, per comparargli insieme, m’è parso conveniente l’attribuire la prima etá ai gentili, la seconda agli ebrei e la terzia ai cristiani, con mostrare che la terzia è la piú felice. Imperocché i gentili non ebbeno lume di Dio, se non naturale e per le creature, e l’ebrei per le scritture e per le creature. Ma i cristiani (oltr’alli preditti modi) hanno auto lume di Dio per Cristo. Cosí anco i gentili non ebbeno lume alcuno di Cristo, non vedde.no quel divin sole né in sé, né in luna, né in stelle. Non veddeno Cristo né in propria persona, né in spirito, né per profeti, oracoli, figure, scritture, né in altro modo. Fumo in una oscura notte, quanto al cognoscere Cristo, e in tenebre. Gli ebrei ebbeno qualche lume di Cristo, veddeno quel divin sole, benché di notte, nelle stelle de’ profeti, figure, oracoli, e scritture sacre. Ma i cristiani sono stati a mezzogiorno, imperocché el tempo del Messia Paulo lo chiama un «giorno». Hanno avuto di Cristo sommo lume, possibile al viatore, talché Paulo li chiama «luce nel Signore». I gentili visseno sotto la legge naturale, gli ebrei sotto la scritta, e noi sotto l’evangelica e sotto la grazia. Fumo i primi senza Dio, e, come estranei, da lui lontani; i secondi, servi, timorosi e mercenari; e noi, figli, serviamo per amore. Ai gentili non