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in veritá in Cristo, imo facendosene beffe, con le parole non solo mostrano di credere gli articoli necessari, ma, acciocché ognuno si maravigli della loro gran fede e per mostrare che hanno delle cose soprannaturali avuto maggior lume che gli apostoli, imo che Cristo, di loro testa e a loro fantasia hanno aggionti piú articoli, de’ quali ne fanno confessione, non, come i martiri, con esporre la vita per Cristo e per la lor fede, ma con cantare per tutte le chiese il Credo con organi, canti figurati e voci che vanno al cielo. Hanno similmente visto che quelli che sono nel regno di Dio, con esaltare il gran benefizio di Cristo e dare a Dio ogni onore, magnificano la grazia e la fede, imo e l’opere filiali, sincere e pure, fatte a gloria di Dio, non come quelle che appresso a Dio sieno meritorie o satisfattorie degli obblighi, debiti e peccati nostri, ma come frutti di spirito fatti per impeto d’amore. Ed essi, come se facesseno dell’opere buone assai, essendo pieni di vizi, mostrando con parole di volere esaltare Cristo, la grazia e la fede e di volere dare a Dio ogni gloria, hanno voluto in modo tale magnificare l’uomo e l’opere sue, con dire che debba e può satisfare in conspetto di Dio alli debiti suoi e meritarsi il paradiso, che hanno sepolto Cristo, la grazia e l’Evangelio. E tutto è stato con diabolica astuzia, per avere occasione d’arricchirsi e d’ingrandire le loro autoritá, acciò sieno adorati come dèi in terra. E che sia il vero, guarda che sopra questa diabolica opinione dell’opere sono fondati tutti li loro mulinelli dell’impie satisfazioni, quanto al fòro spirituale, del sacrifizio della messa, de’ meriti, indulgenze, purgatorio, voti e religioni umane, e cosí dell’assoluzioni, conmutazioni, dispensazioni, benedizioni, simonie, e altre loro impiissime impietá. Per mostrarsi anco (sebben sono lo scandalo del mondo) piú zelanti che gli apostoli, imo che Cristo e che lo Spirito santo, il quale per bocca d’essi ha pronunziato che siamo giusti e salvi per sola grazia di Dio senz’opere nostre, dicono che, sebbene tale opinione fusse vera, non doverrebbe pubblicarsi, tenersi, né anco sapersi, perché dá scandalo al mondo e occasione di vivere licenziosamente e di pigliarla in occasione