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PREDICA XLVII

Dell’inganni d’Antecristo e membri suoi. Paulo, nelle sue Epistole , fa menzione di due sorti d’uomini, cioè degli esteriori, carnali, terreni, animali e umani, e dell’interni, spirituali, celesti, angelici e divini. I primi, come figlioli d’Adamo, l’imitano in fare piú conto e stima d’un pomo, cioè di questo mondo, che di Dio; adorano e hanno per ultimo fine i tesori, piaceri, dignitá, onori e gli altri corruttibili beni, avendo voltate le spalle a Dio. Dove gli spirituali, regenerati per Cristo, come suoi fratelli e figlioli di Dio, con Cristo non cercano se non la gloria del loro celeste Padre. E, perché con lume chiaro e soprannaturale si vedono salvi per Cristo, figliuoli di Dio, eredi del cielo, signori del tutto, sentono, gustano ed esperimentano in Cristo tanta bontá, misericordia e caritá di Dio, che giubilano, gestiscono, e, per letizia non potendo contenersi, non solo disprezzano tutti li vani tesori, piaceri e onori della presente vita, imo, non potendo correspondere alla gran bontá che sentono di Dio, desiderano col proprio sangue testificarla al mondo. E cosi, standosi nello spirituale regno di Dio, il quale, secondo Paulo, è giustizia, pace e gaudio in Spirito santo, sono felici, vivendo a onore di Die e salute del prossimo. E, se Dio gli dá della robba, senz’amarla se non a Dio, la possedono come cosa sua, servendosene per sostentare e sé e gli altri a onore di Dio. Similmente, se sono onorati, non accettano quella gloria per sé, ma la dánno tutta a Dio, si come si conviene. Gustando la bontá di Dio in ogni creatura non solo nelle prosperitá, imo e nelle adversitá, sono sempre in ogni loco e stato allegri. Dove i carnali, dall’altra parte, essendo senza Dio, sono sempre miseri, non cercano se non vani, caduchi, labili e transitorii piaceri, tesori e onori del mondo, senz’accorgersi che quanto piú n’hanno, piú sono infelici. E, perché vedono che