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PREDICA XLV

Delle simonie. Perché quasi ognuno danna la Chiesa romana, dicendo ch’eli’è simoniaca con li suoi prelati, parendomi che in questo sia calunniata a torto, m’è parso debito di caritá defenderla, scusarla e mostrare chiaro che non è cosí ; imo ha ogn’altro peccato, eccetto questo. E che sia il vero, la simonia consiste in vendere e comprare i doni e grazie spirituali di Dio, e si chiama «simonia» da Simon mago, del quale si legge che, vedendo che gli apostoli davano alli fedeli i doni dello Spirito santo, desiderando d’avere quella medesima potestá, offerse danari agli apostoli per averla, volendo comprarla; della qual cosa lo riprese rigidamente san Pietro, dicendogli: — «La tua pecunia sia con te in perdizione, dappoiché hai stimato di possedere con pecunia il dono di Dio». — E certo, volere rendere le grazie di Dio o volere comprarle è un gran peccato. In prima, perché sono inapreziabili; non possono pagarsi con danari, però è ingiusto ogni tal contratto. E chi pensa di venderle o comprarle, mostra non averle in quel conto che dovrebbe, e cosí le vilipende. Si legge essere stati pittori, i quali donavano le loro figure, dicendo che non potevano con denari pagarsi. Questo tanto debba piú farsi delle grazie di Dio, quanto sono piú degne. Di poi, le grazie sono di Dio, però non possiamo giustamente venderle come nostre, e tanto piú che Dio ce n’ha fatti dispensatori, e vuole che, si come per grazia ce le dona, cosí anco per grazia le comunichiamo ad altri. Dio ci ha donato in Cristo tutto, si come Paulo scrisse. Come adunque possono gli uomini venderci quello, che Dio ci ha donato con si magnifica liberalitá? Eliseo non vòlse premio alcuno, avendo sanato Naaman siro, perché fu grazia particolare di Dio.