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PREDICA XLII

Se la Chiesa romana può errare. Perché da molti si tiene che la Chiesa romana non possi errare, il che, quando non fusse vero, sarebbe un grande e pernicioso inganno, causa di molti mali; però mi son resoluto di vedere se è cosi. Né dispiacerá, s’ella non può errare, che questa veritá sia discussa, imo gli sará grato. E questo perch’el vero quanto è piú agitato, piú resplende. Ma, s’ella può errare, non mi curo dispiacerli, purch’io la smascarassi e di tal sorte, ch’ella non ingannasse piú il mondo. Per la Chiesa romana intendo il papa con i suoi cardinali, episcopi e prelati. E dico in prima che, quando fusseno tutti congregati insieme e determinasseno una cosa, non potremmo dire che non avesseno possuto errare per la loro gran scienzia; e si, perché non n’ hanno molta, benché gli scuso, per essere occupati nelle ceremonie e molto piú nelle cose del mondo, massime nelle liti e in corteggiare, e di poi in cacce, giochi, banchetti. Finirò per non andare piú lá, e svergognarli. Dipoi, se pure infra di loro si trovasse chi avesse qualche scienzia, sarebbe d’astrologia per sapere divinare, o delle leggi per sapere litigare. Ma poniamo che vi fusse chi avesse notizia delle Scritture sacre: sono tanto affezionati al regno loro, contrario a quello di Cristo, che non l’intendono, se non in quanto servano alla loro grandezza, e pertanto ad offuscare, diminuire e seppellire la gloria di Cristo; l’interpetrano, non con lo spirito di Dio, ma con quello dell’ambizione, cupiditá, avarizia e degli altri loro immoderati affetti, dalli quali acciecati, non vedono il vero, tirano ogni cosa a volontá, a loro proposito. Ma, sebbene tutti l’intendesseno e ottimamente, non per questo è necessario che sieno santi ; imo è possibile che uno abbi tutte le Scritture sacre a mente e tutte le vere esposizioni e interpe-