Pagina:AA. VV. – Opuscoli e lettere di riformatori italiani del Cinquecento, Vol. I, 1913 – BEIC 1888692.djvu/220


PREDICA XXXVIII

Se quelli, che hanno fatto voto nelle religioni, debbano partirsi per sovvenire al prossimo, massime alli parenti. Molti, ingannandosi, pensano, professi che sono e fatto il voto, sebbene il padre si morisse di fame, e potesseno adiutarlo, se uscisseno della religione, di non essere tenuti; imo impiamente credano che farebbeno male se in tal caso n’uscisseno; e questa è la dottrina della chiesa d’Anticristo. Per il che si può vedere che chiesa eli’è e che religioni sono le sue, poiché, per essere le persone professe in quelle, non sono piú obbligate, secondo loro, ad avere caritá, né ad osservare i precetti di Dio. Dimmi: non ti pare che sia giusto spogliarsi l’abito degli uomini, piú presto che la caritá, che è l’abito di Cristo? lassare le religioni, trovate dagli uomini e le regole loro, per non lassare la religione di Cristo, la quale (si come scrisse san Iacobo/ consiste in adiutare il prossimo e per osservare la regola sua, la quale è tutta caritá? Dimmi: nel battesmo non ti donasti, dedicasti e consacrasti a Cristo? Come vuoi adunque ch’el sia valido il tuo impio voto, dapoiché repugna alla caritá e alla legge divina e naturale? Se bene tutti li prelati e uomini repugnasseno, debbi andare, ché, come è scritto, bisogna piú presto obbedire a Dio che agli uomini; e questa è la vera obbedienza, a Dio piú grata che la vittima. E, se dicessi ch’el si debba avere piú respetto ai padri spirituali, si come sono i prelati, che ai carnali; respondo che quelli sono i veri padri spirituali, che insegnano ed esortano ad osservare i divini precetti, però a sovvenire al prossimo, e singolarmente al padre e alla madre, quando è necessario; e