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PREDICA XXXVI

Delli voti, che si fanno, di digiunare, non mangiar carne, e simili. Laudo e approbo la sobrietá, come quella, che, con mortificare i vizi, serve a tutte le virtú; imo siamo obbligati per legge divina e naturale a vivere temperatamente. E, perché el vivere temperato è sommamente perfetto, talché è vizio l’eccedere i limiti suoi cosí in poco come in troppo mangiare; però non si potendo, quanto alla gola, essere piú perfetto che temperato, e a questo essendo obbligati per legge divina e naturale, ne séguita che tutti li voti e precetti di digiuni e astinenzie sono impii o vani. Impii, se eccedono, dapoiché a essere temperati siamo obbligati per legge divina e naturale, senz’altri voti o precetti umani. A chi ha spirito ogni cosa è libero, né per questo eccede li termini della virtú. Disse Paulo: «La Legge non è posta al giusto; però, se per gl’incontinenti solo la Chiesa comanda il digiuno e il non mangiare carne in tal giorno o in tale, ne séguita che i temperanti non sono obbligati a tal precetto». Se giá la non volesse che noi fussemo piú che temperati, con abbreviarci la vita ed esporci a varie infermitá. Ofiízio della Chiesa e de’ prelati era esortare gl’incontinenti a essere temperati, mostrandogli come dovevano vivere e quello che Dio vuole da noi per la sua legge, e non dare nuovi precetti a loro fantasia; massime perché, si come si vede per esperienzia, gl’incontinenti non digiunano, e, se pur digiunano, sotto pretesto del loro digiunio, empiono il corpo, e, lassando freno a tutte le sensualitá di cibi, sono ogni di piú intemperati. E anche pensano per i loro digiuni scancellare i peccati, e, non digiunando, essere dannati. Oh misera condizione di quelli che vivono sotto l’intollerabile e impio giogo d’Antecristo! 1 giudei in tutto l’anno avevano solamente quattro giorni digiuni, ed erano servi; e ai liberi figlioli di Dio ne sono imposti tanti, con proibirgli quei cibi che