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PREDICA XXXII

De’ voti. Per sapere se i voti sono validi o no, bisogna sapere a chi si promette, che cosa, a che fine, e da chi. In prima nel voto la promessa si fa a Dio. E, perché Dio è una infinita bontá, la quale ci obbliga a onorarlo supremamente e sempre, in ogni loco e stato, in tutti li modi a noi possibili, però non possiamo promettere di fare alcuna cosa a suo onore e gloria, che senz’altra promessa e voto noi non siamo obbligati di farla per legge divina e naturale indispensabile. Donde seguita che tutti li voti sono vani o impii, però invalidi, fatti non per obbedienzia di Dio, però fittizi e a Dio non grati. Dipoi nel battesmo ci siamo in tutto dedicati e consacrati a Dio; renunziando al tutto, ci siamo donati a lui e commessi al suo governo; e, perché lo spirito di Dio in governarci vuole essere libero, però nelle cose, che in sé sono indifferenti, legarsi con voto a questa cosa o a quell’altra è un revocare e retrattare l’oblazione, che, renunziando al tutto, facemmo nel sacro battesmo; è un volere servire a Dio a modo nostro, e non a modo suo. Cristo vuole, che gli serviamo in libertá di spirito, però i voti delle cose indifferenti, come contrari alla vera spirituale libertá cristiana, alla fede e al battesmo, sono invalidi; impii, se di cose contrarie al divino onore; e superflui, se di cose essenziali alla salute. Bisogna secondariamente considerare quello che si promette. In prima è cosa vana promettere d’aver fede, caritá, speranza, pazienzia, umiltá e cosí deH’altre virtú essenziali alla vita cristiana, o vero promettere d’osservare la legge di Dio, imperocché a tutto questo siamo obbligati senz’altro voto. Dipoi, per essere doni e grazie di Dio, offizio nostro non è prometterle né donarle, ma domandarle e riceverle. Similmente è cosa vana promettere e far voto di profetare, far piovere, illuminar ciechi, far miracoli, o d’avere simili grazie