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PREDICA XVIII

Del purgatorio. Si come Paulo scrisse alli romani: «Per Adamo il peccato entrò nel mondo, e per il peccato la morte»; e perché si vede che la morte ha regnato in tutti, non solo negli adulti, dopo e innanti a Moisé, ma anco ne’ piccolini, che non hanno attualmente peccato, però per la morte, come per effetto del peccato, si può conchiudere ch’el peccato s’è insignorito di tutti li carnali figlioli d’Adamo. Né bastò il diluvio per purgare il mondo da’ peccati, imo, si come Gieremia scrisse: «Se ti laverai ben col nitro, resterai però macchiata». Non sarebbe anche bastato il fuoco, onde Paulo: «S’io avrò dato il corpo mio al fuoco e non avrò caritá, non mi giova niente». E dirò anche piú, che tutte l’opere degli uomini e angeli non bastarebbeno per purgare un solo peccato, né anche il nostro amore; imo in amare Dio pecchiamo, in quanto che non l’amiamo con tutt’ il core, animo, mente, forze e virtú, si come ci comanda Dio e ci obbliga la sua somma bontá. Benché simili peccati non sieno imputati a quelli, che con viva fede sono uniti a Cristo. Nissuna dannazione resta a quelli che sono in Cristo Giesú. Talché, non perché la peccatrice amò, Cristo gli perdonò, ma perché gli perdonò, e, in perdonandogli, gli fé’ sentire la sua bontá, però amò, e cosí per l’amore, ch’essa demostrò a Cristo, il fariseo poteva cognoscere ch’ella aveva giá con viva fede gustato il gran benefizio di Cristo. E, quando san Pietro disse che la caritá cuopre la moltitudine de’ peccati, non vòlse dire che per sua dignitá purgasse i nostri peccati ; ma vòlse dire, si come si ha ne’ Proverbi , che, si come l’odio, l’ingiurie e aspre parole eccitano risse infra le persone, cosí l’amore, i benefizi e dolci parole placano, mortificano e cuoprono gli sdegni, ire, risse, impeti, passioni e peccati.