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PREDICA VI

Come ci giustifichiamo per Cristo e non per l’opere. Bench’el vero modo per chiarirsi che siamo giustificati per Cristo e non per l’opere sia l’esperienza e il giusto e vivo sentimento del gran benefizio di Cristo, si come Paulo scrisse, nientedimeno, per confirmare tanto piú gli eletti ed eccitarli a questa fede, e per convincere e confondere la carnale prudenza, che contraddice e impugna la giustificazione per Cristo, ho pensato che non sará vano provare che siamo giustificati per Cristo. In prima, gli filosofi pensano giustificarsi da sé per l’opere e virtú morali. E questo, perché non conoscono l’impotenza, l’infermitá, ignoranza, malignitá e miserie de l’uomo, né anche la grazia di Dio, né la sua gran bontá. Non basta tutto el lume naturale per conoscere Dio a sufficienza, si come è scritto alli galati; ci bisogna fede e lume soprannaturale. Però disse Cristo: «Nissuno conobbe el Padre se non el Figliolo e colui al quale lui vorrá rivelare». Imo sono senza Dio, essendo senza Cristo. E, secondo Cristo in san Giovanni :«Colui che non crede in Cristo giá è iudicato e condannato, e l’ira di Dio sta sopra di lui». E, se bene con le loro civili virtú risplendano nella polizia del mondo, in quella di Cristo sono abbominabili, perché non servono né risguardano principalmente alla gloria di Dio, imo magnificano l’uomo con offuscare la luce dell’Evangelio, negare la grazia e di novo crucifiggere Cristo, si come si vede in Pilato. Però senza Cristo non possono essere giusti in conspetto di Dio. Gli ebrei anche, avendo in Moisé velato la faccia, vedono la Legge e non Cristo, pensano giustificarsi per la Legge, e s’ingannano, imperocché, per essere l’uomo infermo per el peccato de’ primi parenti, con tutte le sue forze non può, senza Cristo, osservare la Legge. Onde Paulo: «La Legge è spirituale, perché ricerca el core e lo spirito, e io son carnale». L’uomo adunque non regenerato per Cristo non amará