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PREDICA V

Donde procede la difficultá, che è nel credere che siamo giustificati per Cristo. Perché la veritá, per esser cibo dell’intelletto, del quale si pasce, facilmente dovrebbe accettarsi da noi, e la giustificazione per Cristo quasi ognuno l’impugna, e da pochi e con difficultá s’accetta, potrebbe per questo pensare qualche persona che la non fosse veritá, ma una umana invenzione, una falsitá, un fignimento e una chimera: però m’è sparso espediente mostrare in parte donde nasce che cosí difficilmente si crede, essendo veritá. In prima, si crede difficilmente l’altezza del misterio, imperocché la giustificazione per Cristo è si alta, che la prudenza umana non v’attinge; che Dio desse el proprio Figlio in croce, per salvare noi vilissimi peccatori, fu uno eccesso di si alto amore, che gli uomini carnali non el possono credere. Il che predisse Dio per Abacuch profeta, quando disse: «Io nelli giorni vostri farò un’opra si alta, si mirabile, che non la crederete quando vi sará narrata». E, secondo Paulo, questa opra si grande è che per Cristo ci sieno perdonati i peccati e che per lui siamo giusti. A questo medesimo proposito disse Isaia: «Signore, chi sará quello che creda, quando gli sará predicata una cosí eccessiva caritá di Dio e profonda umiltá del suo Figliolo?»; cioè che, per volontá del Padre, sia morto per noi in su la croce? E tanto piú c’è difficile a crederlo, quanto che, per el peccato de’ primi parenti e per gli nostri, siamo diventati si vili, che c’è difficile ad avere si alto pensiero della bontá di Dio. Di poi, siamo pieni di proprio amore, e, misurando Dio con la misura propria, perché non metteremmo la vita per un nostro servo e inimico, non possiamo credere ch’el Figliolo di Dio sia morto per noi, e stato tanto liberale e pieno di caritá, che, senz’opere nostre, ci abbia dato, con la sua morte, vita. E massime, perché el peccatore, avendo offeso Dio, pensa d’essere