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è che fa crescere il peccato, perché, essendo noi separati dalla ubbidienzia di Dio, e fatti servi del diavolo, e pieni di viciosi affetti e appetiti, non possiamo tollerare che Dio ci proibisca la concupiscenzia, la quale tanto piú cresce quanto piú è proibita. Onde san Paulo dice che sopra modo divenne peccante. «Il peccato — come dice il medesimo — era morto; ma, venendo la Legge, risuscitò e crebbe». Il terzo ufficio della Legge è che manifesta l’ira e il iudicio di Dio, il qual minaccia morte e pena eterna a quelli che non osservano pienamente la sua Legge, perciocché la Scrittura santa dice: «Maledetto chi non osserverá constantemente tutte le cose che sono scritte nel libro della Legge». Perciò dice san Paulo che la Legge è administrazion di morte e ch’ella opera ira. Avendo adunque la Legge scoperto il peccato e accresciutolo e dimostrato la ira e furor di Dio, che minaccia la morte, fa il quarto ufficio, spaventando l’uomo, il quale viene in disperazione e vorrebbe satisfare alla Legge; ma vede chiaramente che non può, e, non potendo, si adira contro a Dio, e non vorrebbe che Egli fusse, temendo di esser castigato e punito acerbamente da lui, come dice san Paulo che la prudenzia della carne è inimica di Dio, perché non è suggetta alla Legge di Dio, né può. Il quinto ufficio della Legge è il proprio suo fine, e piú eccellente e necessario, e che dá necessitá all’uomo di andar a Cristo: si come li ebrei, spaventati, furono sforzati a dimandar Moisé dicendo: «Il Signor non parli a noi, acciocché non moriamo: parla tu a noi, e ubbidiremo e faremo ogni cosa». E il Signor rispose: «Hanno parlato ottimamente». E non per altro furon lodati, se non perché domandarono un mediatore tra essi e Dio, il quale era Moisé, che representava Iesú Cristo, che avea ad esser avvocato e mediatore fra l’uomo e Dio. E perciò Dio disse a Moisé: «Io gli susciterò un profeta del mezzo delli loro fratelli simile a te, e porrò la mia parola nella sua bocca, e parlerá loro tutte le cose ch’io li comanderò, e punirò chiunque non ubbiderá alle parole mie, le quali egli parlerá a mio nome».