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essere giustificato per Cristo, si confida, relassa e pende da Dio, e in lui solo spera, e per lui solo crede salvarsi, però, dapoiché la sua fede e speranza è tutta posta in Dio, è forza dire che navega securo. Quelli, che si confidano in sé e nelle sue opere, hanno da temere che si trovaranno ingannati, non chi spera in Dio; che, come scrisse in piú luoghi Paulo, «la speranza non fu mai confusa, né fece mai vergogna a persona alcuna». Non si può troppo sperare della bontá di Dio, imo non ce ne prometteremo mai tanto, che lui a molto piú non corresponda, ci fa meglio di quello che sappiamo domandare o pensare. Pensi forse che, al giorno del giudizio, Cristo abbi a dire: — Sete dannati, perché troppo vi confidaste di me e della bontá di Dio? Dio non è tanto buono quanto voi credeste? — Appresso può errare l’uomo in sentire umilmente di sé, le sue miserie e la sua impotenzia? in troppo umiliarsi, esinanirsi e anichilarsi in conspetto di Dio? in diffidarsi e desperarsi al tutto di sé, in non darsi se non confusione, e a Dio ogni onore e gloria? Paulo dice che a Dio solo si debba l’onore e la gloria: non si può adunque errare in darla tutta a lui. Se io credessi in qualche parte giustificarmi da me, giá in qualche parte potrei gloriarmi di me. In contrario è Paulo, A Ili romani , dove vuole che Abraam della sua giustificazione non può gloriarsi in sé, ma solo appresso a Dio. E però alli efesii disse: «Séte salvati per grazia, per la fede, la quale è dono di Dio, e non per voi, né per opere vostre, acciò nissuno si glori». Forse dirai: — L’uomo concorre con le sue opere alla sua giustificazione; ma, perché quell’opere le facciamo per virtú di Dio (imperocché lui è quello che ci dá l’essere e la virtú dell’operare), però in ogni modo la gloria s’ha a dare tutta a Dio. — Se fusse come dici, la ragione di Paulo non conchiuderebbe. Lui vuol provare che la fede giustifica e non l’opere; e dice cosi: «Se l’uomo si giustificasse per l’opere, la gloria non sarebbe tutta di Dio, si come debba essere». Io direi contra Paulo, come tu dici contra me, che la gloria sarebbe in ogni modo tutta di Dio, perché quell’opere, che fa l’uomo, per le quali si giustifica, sono fatte in virtú di Dio; e cosí la sua