Pagina:AA. VV. – Opuscoli e lettere di riformatori italiani del Cinquecento, Vol. I, 1913 – BEIC 1888692.djvu/122



XXI Il medesimo alla medesima A ncora del concilio. Ho ricevuto a favore grandissimo che Vostra Eccellenza si sia degnata, con lettera di mano sua, avvisarmi dell’indisposizione passata e della sanitá che Nostro Signore Dio, per far grazia a molti, 1 ’ ha restituita, e me tocca pregar sempre la Sua divina Maestá che la conservi sana, e a lei ancor tocca far l’opera sua. Ho fatto con monsignore illustrissimo di Mantova tutto queU’offizio, che lei mi ha comandato, con quello miglior modo, ch’io ho saputo. E certo che non solo questa volta, ma ogni volta che è accascato parlar di lei, questo signore ha mostrato averli quella affezione, che meritamente l’ha mostrato; ché io, che non soglio contentarmi di parole che hanno forma, overo mediocri, ne sono rimasto satisfattissimo, perché mi è parso veramente, che conosce le condizioni vere e rare, non comuni, né simulate, dove si trovano. E di questo ne ha dato qualche segno ancora monsignore di Teano, avendo io detto che mi era stato raccomandato da Vostra Eccellenza. Le cose di qua vanno tuttavia riscaldandosi, poiché ci è certezza che il re cattolico ci avvia i prelati suoi dei regni; e di Portugallo ve ne sono tre, e tra pochi giorni vi giungerá il legato Varmiense. Dio benedetto sia quello poi che ci ará condotti tutti insieme a farci dimenticare di noi stessi e tenere avanti gli occhi la gloria sua schietta e pura, perché questa sola via ci resta, nella quale si possa fare qualche speranza. Monsignore illustrissimo Ferrara ora si trova a Ferrara; credo che seguirá il suo viaggio presto e con felicitá. Dio benedetto faccia Sua Eccellenza illustrissimo, e a noi, che, si come a questa sua legazione è onoratissimo, cosí sia in salute non solo a lui, ma ancora al resto del mondo. Trento, 28 luglio 1561.