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apparisca tanto piú l’iniquitá di chi ha calunniato e reprobato il testatore contra ogni ragione. Sua Signoria illustrissima partirá un di della prossima settimana per la vòlta di Milano, dove va principalmente per visitar la madre, essendo ottuagenaria, ed avendoli chiesto quest’ultima grazia innanzi la partita sua di questo mondo. Sua Santitá li ha dato licenzia, con patto che sia di ritorno per tutto ottobre, facendo aperta professione di non potere né sapere vivere senza la compagnia di quel signore; e cosí si spera che debba essere ad ogni modo qui a ognisanti. Io ho pregato il Cerio che supplichi Sua Signoria illustrissima in mio nome a dire un motto a Sua Santitá, innanzi che si parta, in raccomandazione della causa mia, istando solo per l’espedizione. M’ha promesso che lo fará, non ostante che, pei servire alli suoi rispetti, avesse deliberato di non aprir bocca per tal causa. Ma faccia esso. Io ringrazio Dio, ché non dependo dalli uomini, avendo fondato le mie speranze tutte in lui solo. Dice bene che, quando io mi sarò giustificato, mostrerá a tutta questa corte quanto Sua Signoria illustrissima mi ami e quanta stima faccia di me; ma non sa ancora quanto per grazia di Dio io stimi poco tutto quello ch’io potessi sperar dal papa, non che da lui. Il qual fra tanto non avrebbe cavalcatura a proposito per la persona sua in questo viaggio, se io non li dessi una mia achinea bellissima e bonissima; di che ho avuto maggior piacere e contento, che se mi avesse fatto dare un vescovato dal papa o, per dir meglio, una badia, ché vescovato non pigliarci io a niun modo. Roma, 31 agosto 1560. Poscri/ta. Ho avuto una polizza dal Gerio in risposta della mia, con che accompagnai la lettera di Vostra Signoria per Morone, dalla qual elli potrá comprendere parte de l’affetto, con che fu scritta da me, ed il frutto che si può sperare che sia per fare la lettera di quella.