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prima intertenersi sicuramente lá, dove sta, tutto quel tempo che li piacerá, e poi avendo, come per l’altra li scrissi, molti altri luochi dove retirarsi, bisognando. Ho interrogato Carnesecchi per che causa pensava che egli si movesse a desiderare di fare mutazione, poiché non è cacciato da necessitá alcuna; e mi ha risposto che si muove solo per zelo del servizio ed onore del suo Patrone, parendoli d’offenderlo troppo gravemente, oltre al non servirlo, stando dove sta a vivere e conversare di continuo con li suoi nemici, quali non fanno altro che disonorarlo e in parole e in fatti. Toccai anche quel tasto, che mi tocca Vostra Signoria, per la sua, di Galeazzo, mostrando di credere che Carnesecchi si lassasse tirare dalle sue persuasioni ; e mi disse che credeva ancor lui che quell’esempio lo movesse assai. Imperò sapeva che non era di manco momento e considerazione appresso di lui, per retinerlo da queste bande, il vedere che donna Giulia l’intendesse diversamente da lui, non facendo alcun dubbio che esso ancora sia guidato e retto dal spirito di Dio, e che per conseguente non sia esser lassato errare in cosa di tanta importanza alla salute sua e d’altri. Or di questo basta. Il consiglio, che ha dato Vostra Signoria alli parenti di donna Isabella, di retirarsi con la figlia, mi è parso molto a proposito e conforme alla sua solita prudenzia. Venezia, 25 febbraio 1559.