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da un pio ed amorevole a fletto verso l’amico. Ma dubito bene che egli si prometta un poco troppo di se stesso. E, come si sia, torno a dire che sono una rara coppia d’amici e da potersi in un certo modo comparare a quelli che sono novamente morti in Inghilterra, di quali non ho inteso alcuno altro particolare da poi che li scrissi ultimamente. E quando intenda cosa alcuna notabile del cardinale d’Inghilterra, di che sarò ancora piú curioso per amor di Vostra Signoria, non mancherò di avvisamela; benché non spero dovere intendere che egli abbia detto né fatto cosa, che a mio giudizio fusse piú onoratamente, né piú santa, né finalmente piú degna di lui di quella che Vostra Signoria mi scrive che li era venuto in mente di fare, e che aria fatta in effetto, se non fusse stato ritenuto dal re cattolico, col quale son in collera, vedendo che non abbia né saputo castigar lui il papa con le armi, né voluto permettere che altri lo castigasse con la penna, la qual senza dubbio aria nociuto al nemico molto piú che la sua spada, e con l’onore di Dio e beneficio della cristianitá. Orsú, pur bisogna perdonarli come a piccirillo e non men dell’animo, secondo si può ormai giudicare dall’opere, che della persona. Del Priuli e del Rullo similmente non ho da dire nulla di nuovo, ma potria essere che intendessi qualche cosa avanti il chiudere di questa, dovendo arrivare oggi l’ordinario d’Augusta, che suol portare sempre lettere di Fiandra e d’Inghilterra. Venezia, 7 gennaio 1559. Poscritto. Ci son lettere del signor Priuli dei 12 del passato alli suoi qui, per le quali scrive che stava meglio della sua quartana, avendoli fallito un termine ed essendo stato l’ultimo minor del solito. La regina li aveva promesso di are l’esequie del cardinale a l’usanza di Roma, ed assecurato il detto Priuli che non li saria dato disturbo alcuno. Nella ereditá del quale si ben aveva Sua Maestá cavati certi argenti, aveva però ordinato che fussino pagati. Del Rullo non dice altro, se non che stava bene e si trovava quivi con lui.