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XII Pietro Carnesecchi a Giulia Gonzaga Parla del suo affetto per Giulia; accenna alla morte del Cardinal Polo e alla sua requisitoria contro Paolo IV, non pubblicata per consiglio di Filippo II. Dá notizia dei valdesiani Alvise Priuli e Donato Rulle. Ebbi ieri, che fu l’Epifania, la lettera di Vostra Signoria della vigilia di Natale con l’inclusa a Carnesecchi, quale detti subito in man propria; e, benché tutte le sue siano per l’ordinario gratissime e giocondissime, nondimeno questa pare che li abbia dato l’anima e la vita, non ostante che si fusse potuto giudicare tutto il contrario, vedendolo lagrimare, quando fu giunto a quel passo che parlava del morire volentieri di donna Giulia, accompagnata con un tale amico come lui, si non si fosse saputo che era per tenerezza di cuore, causata dal vedersi corrispondere cortese ed affettuosamente da donna Giulia ne l’amore che li porta, il che fa che egli si tenga beato in questo mondo. E certo, signora mia, è una bella cosa l’amicizia, massime quando è nata da oneste cause, e cresciuta e confermata con gli anni e col giudizio, ed a l’ultimo terminata con Dio, come si può veramente dire che sia quella che è tra questi due, che Dio gli benedica e conceda Ior grazia di poter vivere e morire allegramente insieme, conforme al santo desiderio che l’un e l’altro mostra di tenerne. Benché Carnesecchi dice non esser ben resoluto, se sia ufficio suo desiderare piú presto partire di questo mondo qualche tempo innanzi a donna Giulia, non tanto per esservi venuto prima, ché non può esserci però molto grande intervallo da l’un e l’altro, quanto perché considera che, partendosi in un tempo medesimo, non saria buono a farli niun servizio: dove in quell’altro mondo spereria pure di poterli almeno fare animo mediante l’aiuto e favore, che Dio in quel punto desse a lui, servendo quasi di scorta per quell’orribile passaggio. Il che non si può negare che non proceda