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cantare secondo 83


32
E quel romito da cena gli dava
di quelle cose che per lui avia.
L’angiol del cielo sí lo visitava.
E Liombrun col romito partia,
ed a dormir poi subito n’andava:
gli usatti di piè trar non si volia,
per star in punto, se ’l vento ’l chiamasse,
e seguitarlo dov’egli ne andasse.
33
E, quando il giorno si venne a schiarare,
Sirocco Liombruno ebbe chiamato,
e disse: — Amico, vuo’ tu camminare? —
Ed ei rispose: — Io sono apparecchiato. —
Uscí di fuora senza dimorare;
la strada ed il cammin gli ebbe mostrato,
dicendo: — Ve’ quella montagna, lungi?
Lassú mi troverai, se tu mi aggiungi. —
34
Poi si partiva Sirocco fuggendo,
e Liombruno da quel fraticello
prese commiato, e vassen via correndo
dietro del vento, e méssesi il mantello.
Sirocco indietro s’andava volgendo,
e Liombruno andava innanzi ad ello.
E cosí alla montagna egli arrivò
prima del vento, e qui lui aspettò.
35
— Or — disse il vento — che uomo sei tu,
che non ti posso veder né sentire
e quanto me cammini, ed ancor piú?
Io non credea che potessi venire.
Quella montagna, lungi, vedi tu?
Lassú con meco ti conviene gire
e sí ti mostrerò, amico bello,
di madonna Aquilina il suo castello. —