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cantare secondo 45

CANTARE SECONDO

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Lo re Artú al cavalier parloe,
e disse: — Ahi, messer Galvan giocondo!
piú bella amanza tu ingannasti mòe,
ch’avesse cavalier di questo mondo.
Piú lucente che stella questa foe,
le suo’ bellezze non trovavan fondo.
Tapino te! come fallato hai,
ch’alla tua vita piú non la vedrai!
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Messer Galvano allor prese a parlare.
Disse: — Signor, se Cristo mi perdona,
non so in che parte me ne deggia andare
per ritrovar quella gentil persona.
Mai barba né capelli vo’ tagliare,
né su tovaglia non mangerò adorna,
se non racquisto la speranza mia;
né tornerá qui la persona mia. —
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E, detto questo, elli s’accombiatava.
Di presente partí da Camellotto,
ed in lontane parte cavalcava;
dove andare, non sa lo baron dotto;
a molti di Morgana addomandava,
dov’ella stava a niuno era noto;
e chi in qua, e chi in lá dicia:
niuno sapeva qual’era la via.