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2
Miser Troiano si disse: — Ho chompagnone
con tieco e’ volio inpignar la testa,
chi dirano piú bela chazaxone
de nulo chavalier di nostra jesta. —
Quando eli fezeno la inpromisione,
alo re e ala rajna feze richiesta;
e zaschaduno la testa si inpignava
chi piú bela chazaxone si aprexentava.
3
Intradi sono j chavalierj a quele jnprexe,
inverso lo bosco prexeno lor chamino.
Miser Troiano una zerva si prexe
che jerano piú bianca de un armeljno;
e tuta vja lo la menava palexe,
che veder la podea grandi e picholino.
Davanti lo re Artus saluta e inchina,
poi l’aprexentò a Zenevre la rezjna.
4
Miser Galvano chavalchano ala boscaja;
alo levar del sole l’ebeno trovato.
Una serpe, che lo rechiexe de bataja;
sopra lo schudo quela j s’ave zitato.
Lui mese mano ala spada che ben taja,
cretela avere ferjta nel costato.
La serpa, che sapeva ben scremjre,
Miser Galvano non la potè ferire.

Come si vede, dalla revisione del Rajna il poema è uscito compiutamente trasfigurato. Nel testo originario, avverte il R., i versi «in gran parte non tornano»; e la malattia era cosi pro- fonda, che non è interamente guarita neppure dopo le cure d’un medico cosi delicato e sapiente. Dovunque smozzicature o enfia- gioni; e parecchi tratti in tal modo zoppicanti, che anch’ io ho dovuto offrir loro, di mio, le stampelle, perché si reggessero in piedi. Ecco, ad es., qualche correzione: xxi, i, corr. «si li si fu» in «si li fu»; — xx, 2 «con penne»: «con [le] penne»; — xxxn, 6 «gentil»: «gentil[e];— xlii, 7 [ne] raccomando;— liv, 8 «niun[o]»; Lxxn, 5 «altra cosa che a te sia grata»: «che [ben] ti sia grata»; ecc. ecc.