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Si chiamavano «cantari» i poemetti in ottava rima, che nei secoli xiv-xvi i cantampanca intonavano, alla sera o nel pome- riggio dei giorni festivi, nelle piazze di Firenze, e specialmente nella piazzetta di San Martino del Vescovo, presso alle case degli Alighieri. Moltissimi documenti ci recano notizie di questa pub- blica recitazione : appartiene alla line del secolo xiv un repertorio giullaresco, il Cantare dei cantari , nel quale sono passati in ras- segna tutti i temi favoriti dai cantori e dal pubblico, e molti altri accenni alla recitazione popolare in San Martino sono sparsi nelle opere del Quattrocento, e specialmente nei poemetti dell’Altis- simo, che fu uno di quei dicitori popolari. Nel riprodurre negli Scrittori d’Italia i numerosissimi cantari che ci sono restati, credo opportuno, per la grande varietá della loro materia, di distinguerli in alcune grandi classi: a) cantari ciclici, cioè quelli che si riallacciano ai cicli di Artú e di Carlomagno; b) cantáridi argomento classico: Orfeo, La bellissima storia di Perseo quando ammazzò Medusa, Giasone e Medea, Pi- ramo e Tisbe, ecc. c) cantári di argomento religioso: La istoria di Su- sanna, Madonna Eletta imperatrice, La leggenda delle sette dor- mienti, ecc. d) cantári leggendari. Alcuni dei cantári ciclici furono recentemente raccolti in vo- lume; ma moltissimi ancora rimangono dispersi nei codici e nelle stampe popolari, e attendono le cure di un editore coscien- zioso. Da parte mia, ho creduto opportuno cominciare dai can- tári di argomento leggendario, i quali non erano mai stati stu- diati nel loro insieme, né pubblicati con un ordine o un criterio