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Qual non fu mai di vita al mondo privo
tanto infelice e tanto sventurato?
Pianga per lui chi resta al mondo vivo,
pianga chi ha questi carmi ascoltato;
da poi ch’i’piango in mentre ch’i’gli scrivo,
e sempre piangerò quest’almo, ornato,
che si lamenta e plora e geme e langue,
che s’apparecchia versare el suo sangue.
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Poi ch’ebbe data la cruda sentenzia
el re contro a sua voglia e con tristizia,
volle che in su la sala e in sua presenzia
far si dovessi la trista giustizia:
Cerbino allor, sanza far resistenzia,
a pianger cominciò, ed a dovizia
le lacrime gli caggion giú pel petto:
cosi, piangendo, mosse questo detto:
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— O voi, amanti, che Amor seguitate,
venite ora a veder mia cruda morte:
essempro di me misero pigliate,
di mia fortuna e di mia aspra sorte;
e voi, o giovinetti, vi guardate
di non pigliar le vie inique e torte
d’Amor, perché, spietato e sanza fede,
non ha pietá di ’gnun mai né merzede.
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Amore amaro, oh lasso! i’ moro: i’ m’ero
el piú felice che mai fussi in terra;
il piú allegro, il piú degno, il piú altèro,
vincente in ogni bellicosa guerra,
eccetto questa d’Amor crudo e fèro:
ogni alma, che la fa seco, dunque erra,
come ho fatto io: ma, se io ho errato,
la morte purgherá tanto peccato ! —