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Ora Cerbin ha avuta la vittoria
(dolente e trista per ciascuno amante)
con gran maninconia e poca gloria:
onde egli scese, el giovane aiutante,
perché la fiamma è grande e la baldoria
(ardeva forte quel legno prestante).
Ma, prima che della nave scendessi,
volle ch’ogni ricchezza si togliessi.
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Poi la divise e donolla a coloro
ch’erano stati armati sopra all’onde,
per non parere ingrato e per ristoro
delle lor gagliardie alte e gioconde.
E lui niente vòlse; ma il martoro
e la maninconia tanto el confonde,
che brama morte e piú non sa che farsi,
perché gli aiuti sarien vani e scarsi.
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Ma pure alfin dell’acqua fe’ cavare
el corpo morto della giovinetta;
con lungo pianto e con molto baciare
quivi, piangendo, in braccio se Passetta;
non può saziarsi quel corpo toccare,
ma lagrimando diceva: — O vendetta,
tu non se’ stata nulla, al parer mio,
a vendicar questo volto giulio! —
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Troppo sarebbe lungo a voler dire
le pietose parole di Cerbino
e l’angoscioso pianto e ’1 gran martire:
egli è in sul corpo morto a capo chino,
e non resta di piangere e languire;
vorre’ morire el giovan peregrino.
Ma, per venire ormai al nostro effetto,
in Sicilia tornossi el giovinetto.