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Grida Cerbino: — O gente iniqua e fella,
la vostra crudeltá tornerá folle:
picchia e percuote, combatte e martella,
né mai por fine al suo brando non volle,
tagliando braccia, man, teste e cervella.
Era la nave giá di sangue molle,
e non è ignun che possa contastallo;
de’ sua gran colpi niun non giugne in fallo.
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Pare un leon famelico e arrabbiato,
che, quando giugne nella selva folta,
sendo da fame superchia assediato,
prima co’rami sfoga l’ira molta,
ritorte e schegge e traverse ha spezzato;
cosi Cerbin con quella gente stolta
non può si presto sua ira sfogare,
ma taglia e fende e straccia e getta in mare.
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Erano e’ saracin rimasi pochi
tanto, che piú non posson contrastare:
vedevasi sol sangue ed arme e fuochi ;
l’aere è brutta e cosa oscura pare.
Cerbino e gli altri son venuti fiochi
pel combatter, pell’arme e pel gridare:
non si sazia Cerbin, nulla el conforta
ma taglia quella gente cosi morta.
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E’ si vedeva gli uomini a traverso
l’un sopra l’altro nella nave stare,
e qualcun altro dal sangue sommerso:
non bisognava e’ corpi sotterrare:
questo fu vento contrario e diverso,
tempesta fu di brando e non di mare:
tanti capi tagliati da le spalle,
pare la nave un’altra Roncisvalle.