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Battaglia non fu mai tanto durissima,
che chi vedessi gli parre’impossibilei
L’aria di priete e di dardi pienissima,
che pure a dirlo par quasi incredibile!
La gentil donna, piú ch’altra bellissima,
Cerbin la guarda, e pargli che invisibile
la vegga, e pensa s’egli è desto o sogna;
ma altro che pensar pur gli bisogna!
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Però eh’ e’ saracin mai di gittarc,
vinti da ira e da sdegno commossi,
non restan dardi e gran sassi lanciare.
Eron giá fatti assai di sangue rossi;
balzano corpi d’ogni parte in mare;
non bisognava mettergli ne’fossi;
e la battaglia sempre rinforzava,
e l’aria tutta quanta s’infuscava.
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L’aere tutta par si rabbaruffi;
molti corpi di fuor gittavon sangue;
e l’arme in mano a ’gnun non par che muffi,
ma schizza fuor della gran nave el sangue:
e chi è ferito, in mar convien si tuffi,
facendo l’acqua rossa del lor sangue;
chi forato ha le tempie e chi le guance,
e chi ha ’l cor passato da piú lance.
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Vide Cerbino un saracin villano,
che stava quasi inanzi agli altri tutti,
onde si fece a lui piú prossimano
per dargli de suo’ pomi ed aspri frutti,
e, lanciògli una lancia ch’avea in mano,
e posel dove gli altri eron ridutti,
cioè rovescio e morto con dolore,
perché la lancia gli entrò in mezo el core.