Pagina:AA. VV. – Fiore di leggende, Cantari antichi, 1914 – BEIC 1818672.djvu/322


36
Non bisognava far questo sermone
al bel Cerbin, però che i messinesi
avevon fatto deliberazione,
della rapina vaghi e bene accesi,
di non fare a Cerbin contradizione.
Risposon tutti che n’eran cortesi;
e, fatto nella fine un gran romore,
sonan le trombe con molto furore.
37
E, preso l’arme lor, vogando forte,
detter de’ remi in acqua, ed alla nave
giunson, dove eron l’altre genti accorte,
dove fia la battaglia iniqua e grave.
Gerbillo allor, per far parole corte,
parlò, dicendo a quelle genti brave:
— O voi mi date ’l padron prestamente,
od io farò ciascun di voi dolente! —
38
Eran certificati e’ saracini
chi fussin questi e perché tale impresa
avessi fatto Cerbin co’ messini:
onde son tutti armati alla difesa,
e cominciaron con aspri latini
a voler dichiarar questa contesa.
Tutti, pien d’ira e di sdegno e dolore,
chiamon Cerbin villano e traditore,
39
dicendo: — Ah, vii poltrone e disleale,
che fai contro alla fede del tuo re
e l’avo tuo, Guglielmo, naturale,
el qual la sicurtá buona ci die’ !
Or tu ci assalti; ma forse tal níale
potrebbe ancor ritornar sopra a te:
ché ben sappiamo a punto il tuo pensiero;
ma verrá invano ogni tuo disidèro. —