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O sacre, o sante, o gloriose muse,
che dimorate in su quell’alto monte,
priego in me sien vostre grazie infuse,
ch’i’ non son suto ad Elicona al fonte:
e quella, per la qual le labbra chiuse
un tempo tenni, afflitta e mesta fronte,
mi porga lume, suo volto e sua chioma,
suo’ costumi, suo’ accenti e suo ’dioma.
2
Tu, mio sostegno sol, che a tale impresa
condotto m’hai, non mi lassar nel parco;
non mi lasciare in mezzo la contesa;
prendi le frecce tua, prendi el tuo arco,
perché la fiamma, assai piú forte accesa,
arde sovente, e ’l cor sente lo ’ncarco
de’ tuoi dolci pensier, soavi lacci,
pensando far sol cosa che a te piacci.
3
Cantando adunque, tu serai, Apollo,
con la sonante lira e’ be’ crin d’auro
soavemente sparsi intorno al collo,
solo mio lume e mio solo tesauro.
La penna prendo, e sol per te la immollo,
seguendo el bello stil del verde lauro:
canterò, col tuo aiuto, col mio ingegno,
d’un giovanetto marziale e degno.